THOMAS HOBBES

                                                                THOMAS HOBBES 


Hobbes ha vissuto in un periodo caratterizzato da grandi conflitti e turbolenze in Inghilterra ed è un fermo sostenitore dell’assolutismo monarchico, ovvero la teoria che attribuisce al re, in virtù di un diritto divino, un potere senza limiti.

Il filosofo ha sperimentato in prima persona le dinamiche dell’individualismo e della violenza che l’essere umano è capace di scatenare, descrivendo queste esperienze nelle sue opere. In queste, Hobbes afferma anche di essere “un fratello della paura”. Sua madre lo ha partorito prematuramente a causa del terrore che provò quando apprese della minaccia dell’Invincibile Armata, la flotta spagnola di Filippo II che nel 1588 si dirigeva verso l’Inghilterra per contrastare l’espansione marittima inglese e per cercare di mettere fine alla guerra in corso, alimentata da atti di pirateria reciproci. 

Il progetto politico di Hobbes nasce da una visione pessimistica della natura umana, che egli considera egoista, avara e violenta, come esemplificato dalla celebre massima latina “homo homini lupus” (“l’uomo è un lupo per l’altro uomo”). Secondo questa visione, l’uomo è un essere che agisce solo per soddisfare i propri interessi personali. In assenza di leggi e di un’autorità superiore che imponga regole, questo egoismo porta a una continua lotta per il potere, in cui la forza e la prepotenza sono gli unici limiti all’agire umano. Hobbes vedeva nelle descrizioni di territori selvaggi e primitivi fatte dai navigatori e esploratori che tornavano dall’America una conferma della condizione originaria di conflitto e anarchia che caratterizza la vita sociale. 

Il suo pensiero si propone di elaborare una teoria politica che permetta di creare una comunità civile ordinata e pacifica, giustificando il trasferimento del potere individuale nelle mani di un sovrano, il quale garantirebbe in cambio la pace e la sicurezza. Per Hobbes, l’assolutismo politico non è solo desiderabile, ma una necessità razionale e logica

La filosofia di Hobbes si basa sulla convinzione che gli individui siano motivati dall’egoismo e agiscano in base al proprio interesse, vivendo in un costante conflitto di tutti contro tutti. Questa concezione deriva dalla sua visione materialistica dell’uomo, che egli considera un essere puramente corporeo e naturale. Il materialismo è la teoria filosofica secondo cui tutto ciò che esiste è materia, mentre lo spirito è una contraddizione, poiché solo i corpi sono in grado di agire o subire un’azione. Hobbes va oltre il materialismo, definendo la sua posizione come “corporeismo”, sostenendo che solo i corpi esistano e possano essere conosciuti.

Nel Leviatano, Hobbes spiega che ogni forma di conoscenza deriva dai sensi. La sensazione è il risultato del movimento di oggetti esterni che stimolano gli organi sensoriali, provocando un “moto” che arriva al cervello attraverso i nervi. L’apparato percettivo reagisce a questo stimolo producendo le immagini degli oggetti, ovvero la rappresentazione delle loro qualità. Queste immagini, che rimangono nella memoria, si collegano tra loro dando origine all’immaginazione, che non è nulla di immateriale, ma una semplice connessione tra le sensazioni.

L’intelletto, secondo Hobbes, è simile a una macchina calcolatrice che lavora sui segni linguistici, mettendo in relazione i nomi che vengono convenzionalmente dati alle immagini delle cose, per generare affermazioni e, tramite il raggruppamento di queste, sillogismi o dimostrazioni

SCIENZA E LINGUAGGIO-> Per Hobbes, la scienza è un prodotto artificiale, costruito attraverso una logica e un linguaggio convenzionali. Contrariamente a Galileo, che vedeva la natura come dotata di una struttura matematica oggettiva, e la scienza come un mezzo per riprodurre questa struttura, Hobbes ritiene che la scienza non rifletta la realtà, ma sia un insieme di concetti costruiti dall’uomo. Poiché l’autore dell’universo è Dio, l’uomo non può conoscere le cause ultime dei fenomeni; ciò che la ragione umana può fare è formulare concetti individuali delle cose, senza mai riuscire a descrivere l’universo in modo oggettivo. Tuttavia, la politica è un campo che l’uomo può conoscere “scientificamente”, poiché è un prodotto della sua stessa costruzione.

La ragione, secondo Hobbes, si limita a definire, comparare, sommare, sottrarre e generalizzare concetti attraverso l’uso del linguaggio, che è, a suo avviso, una delle invenzioni più straordinarie dell’uomo. Senza il linguaggio, non esisterebbero né la società né lo Stato, ma solo la barbarie e il conflitto. Grazie al linguaggio, l’uomo è in grado di pensare ed esprimere il proprio pensiero.

PAROLE COME SEGNI -> Hobbes distingue tra parole che si riferiscono a cose singolari e parole che indicano una moltitudine di cose. Le seconde, chiamate “universali”, sono generalizzazioni ottenute tramite i nomi, che si applicano a molteplici elementi che condividono qualche caratteristica in comune. Mentre un nome proprio evoca una cosa specifica, un nome universale richiama molte cose che sono simili tra loro per qualche aspetto.

Il filosofo attribuisce grande importanza al linguaggio, poiché sono proprio le parole che permettono alla ragione umana di operare le generalizzazioni necessarie per costruire la scienza e la conoscenza.


Commenti

Post popolari in questo blog

CARTESIO IL DUBBIO IPERBOLICO

LOCKE

DAVID HUME